Il Sangiovese a Montalcino: il Brunello, la zonazione – note di degustazione 2

[Le incomparabili note di degustazione di Alice, redatte su due diversi registri: pubblico e privato. Riconducono molto bene ad unità le due diverse esperienze che un degustatore affronta in assaggio: analitica ed emotiva. – Le annate tutte 2010]

geologia

Imparare giocando. Era il commercial-rivoluzionario tormentone degli anni Ottanta di una, allora, nota casa produttrice di giochi per bambini, che insieme ai mobili di Nonno Ugo e al Cuore di Panna, infondeva ottimismo, in effetti più nei genitori degli allievi che negli allievi stessi. Oggi noi scolaretti di allora siamo cresciuti e studiamo quello che ci va e che ci piace. Forse adesso cogliamo il vero senso di quello spot che allora non ci convinceva poi tanto. Insomma, in situazioni fortunate, imparare può davvero significare giocare ed esplorare, per la gioia dei pedagoghi illuminati che lo sostengono da–quel–dì e con buona pace del Korpo Docenti del Battaglione Rottermaier.

Càpita, dunque, di trovarsi a salire su un trenino da city-tour e fare quattro passi per le zone di Montalcino. Il clima è festoso e rilassato, tuttavia non si tratta di andare a zonzo. Si va verso una mèta. Si prova a trovare le differenze nei sei bicchieri, senza pretese di verità assolute (suvvia, mica c’è il Sacro Graal!), sapendo che i liquidi in essi contenuti provengono da aree, terreni e mani diverse. O forse si cercherà piuttosto il filo rosso che li unisce nelle loro diversità? Comunque lo si guardi, il pallone è rotondo ed è a disposizione per chiunque abbia voglia di tirare due calci.

Le note pubbliche/ le note privé:

1. Fattoria dei Barbi Vigna del Fiore
Peonie e gerani e animale e sangue sullo sfondo. Sale, una punta d’agrume, pompelmo rosa. Retrolfatto e lunghezza gonfi di calore, che tuttavia esplode dopo. /
Sussurra, sbuffa, progredisce a ritmo cadenzato ma senza perdere la grazia. E’ un passo deciso ma mai marziale. Sfondo rosso sanguigno, calore che arriva in fondo, come a imprimere con il marchio di fuoco l’esperienza vissuta.

Tiezzi Poggio Cerrino
Spezie dolci, radici di liquirizia, cannella, ferro, naso scuro, di cenere. Tannini croccanti e graffianti ma perfettamente integrati all’acidità che rende il vino vivo e vivace. /
La verve. Energia che non vuole essere contenuta fra le quattro mura del vetro. Chiudere in una scatola il miglior maratoneta e tenerlo rannicchiato e costretto. Poi scoperchiarlo e dirgli “vai!”. Un momento di disorientamento, poi lo stretching, poi va e, se è il miglior maratoneta, come va!

Caprili
Primo impatto di dolcezza che lentamente prende la forma della salamoia, dell’acqua delle olive, delle alici. Arancia amara, una punta di china. La bocca è esplosiva, gustosa, quasi mangiabile, salata. Purtroppo il legno è una presenza che appesantisce un po’ la struttura altrimenti snella del vino. /
Si incurva sotto il peso del legno e questo peso sulla schiena lo costringe a percorrere la bocca a salti e singhiozzi, disorientando il palato. E’ ancora giovane, si libererà del sacco sulle spalle non appena avrà trovato l’angolo buono per disfarsene.

Salicutti Il Piaggione
La bellezza. Naso fine, salino, di ciliegia spigolosa, frutta secca. Bocca solare, generosa, aspersa d’incenso, chiama al riassaggio, bacche rosse e ribes. Tutti i sentori definiti, si presentano uno dietro l’altro come a palesarsi sul palcoscenico senza confondersi, perché ognuno è protagonista. Poi si stringono le mani e si confondono in un inchino condiviso. /
Se è bello come un blocco di marmo da cui lentamente e sotto l’abile scalpello esce la vita sotto forma di nervi e vene, quello che impressiona è la chiusura: un colpo di tacco, un casqué. Sembra che se ne vada, ma poi torna, e concede, generoso, tutti i bis richiesti. Anche dopo un’ora nel bicchiere, da professionista vero.

Il Poggione
Scuro di frutta matura e cacao. Brucia un po’ il naso. Poi fogliame e brughiera, di bosco sul mare. Bocca molto salata, di alloro e di mirto. Di cardi e ortica. Mediterraneo. /
Verde bottiglia, verde scuro, verde bosco, verde oliva. Tuttavia affatto “verde”, se per verde si intende immaturo, giovane e crudo. E’ verde senza esserlo. E’ di tessuto mimetico. Con chiazze rosso acceso.

Il Marroneto
Grafite, radice di liquirizia, cola, mirtillo, spezie dolci e erba fresca. Tannini che ci tengono a non passare in secondo piano. Equilibrato in questa graziosità di freschezze e dolcezze e nella fragrante croccantezza della spina dorsale. /
La convivenza dei due volti della stessa anima. E’, sì, possibile essere decisi e accomodanti, severi e generosi, duri e disponibili. Non si perde in coerenza né si risulta ridicoli. Vale anche per il vino.

 

Alice

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