Carteggio: Franco Terpin

Prima della pausa estiva ho condotto una degustazione di bianchi, i cui risultati sono pubblicati qui. Finita la pubblicazione dei dati on-line ho scritto ai produttori, come sempre faccio, della degustazione che aveva visto la presenza dei loro vini e, come sempre, non ho ricevuto molte risposte – non capisco mai se per difetto di tecnologia o di cortesia – tranne una, davvero notevole.

Eccone il testo per intero:

Saluti Luca
sono Franco Terpin..l’autore del vino in degustazione.
Volevo solo dirti che il quinto quarto non è proprio un prodotto da degustazione… la Rebula 2010 poi…il peggior vino della pegior annata. Se mi avessi chiamato prima ti avrei spiegato.

Il Q.Q. viene fatto come seconda linea, quasi sempre nelle annate difficili come il 05, 08 e il 2010 appunto, pensato come un vino comune, cioè accessibile un po a tutti quelli che non possono permettersi (visto i tempi di crisi) di spendere cifre stratosferiche per bersi un bicchiere di vino sano… ( non posso chiamarlo naturale, proprio in questi giorni mi sono beccato un verbale da 2.500€ per aver scritto quella brutta parola sulla etichetta).

Così in poche parole mi sembra che avete messo in gara la mia povera 500 contro delle Ferrari Testarossa, non c’è confronto.

Magari la prossima volta mi avvertite prima , cosi vi spedisco qualcosa di serio, di fuoriclasse ne ho parecchi in cantina, e non temo confronti con nessuno.

Con stima

franco

potermi confrontare su questo tema con un produttore, perdipiù “coinvolto” nella valutazione di “Mercanti di Vino” con una propria bottiglia, mi ha portato a cercare di sintetizzare, nella mia risposta, il perché del meccanismo di degustazione, e quale ne debba essere a mio avviso la corretta interpretazione dei risultati.

Mi rendevo conto, infatti, che senza una accurata spiegazione, la logica di “Mercanti di Vino” possa sembrare penalizzante per chi non “vince” il confronto, mentre io ritengo che non sia affatto così: tutti vini vengono valutati e ciascuno compete innanzitutto “contro sé stesso”, contro il proprio effettivo prezzo di mercato. Capisco però che questo errore sia molto incoraggiato dalla attuale, corrente prospettiva che le degustazioni non siano né eventi valutativi e né conoscitivi, ma solo “promozionali”, e quindi privi, deliberatamente, di qualsiasi equità ed onestà intellettuale (come tutta la pubblicità del resto).

Questa, per intero, la mia risposta a Franco Terpin:

Saluti Franco,

grazie innanzitutto per la sua schietta risposta, molto utile a capire come le mie iniziative possano essere percepite da voi produttori.

Mi permetta però di spiegarle meglio la situazione, ed il meccanismo di degustazione di cui sono modesto autore: nella mail che di solito mando a tutti i produttori tendo ad essere laconico, sia per non abusare troppo del loro tempo, e sia perché spesso molti suoi colleghi non hanno nemmeno il garbo di rispondere.

La formula di degustazione qui adottata (Mercanti di Vino) prevede esplicitamente un confronto alla cieca fra vini, per tipo, vitigno, zona e *prezzo* diverso.

Il “confronto” che implicitamente c’è sempre fra tutti i vini, va quindi riportato alle aspettative determinate dal prezzo di partenza.
Insomma, restando nella sua analogia automobilistica è come i rally, si corre tutti insieme ma poi le classifiche sono differenziate per categoria (e possibilità delle varie auto).

Conta quindi la prestazione relativa (anche rispetto alle aspettative indotte dal prezzo) e non quella assoluta.

Un esempio di questa valutazione, svolta completamente ed illustrato da grafici lo trova, p.es. qui, nei dati di una degustazione di rossi:
http://www.winemining.org/degustazioni/2012/06/mercanti-di-vino-ii-prezzi/> qui , e nel post seguente http://www.winemining.org/degustazioni/2012/06/mercanti-di-vino-ii-asta-dei-vini-2/> qui .

Troverà che l’informazione più significativa, che si ricava dall’ “asta dei vini”, è il rapporto tra offerta media e reale prezzo di mercato, come anche la offerta massima.

Se guarda i dati della degustazione che la riguarda, noterà come il suo vino ha comunque ottenuto l’offerta massima, ed una offerta media di circa metà del prezzo di mercato (la mediana come ho scritto è effettivamente inferiore a quest’ultimo).

Tutto sommato non male, se si considera quello che diceva sull’annata e la fascia di appartenenza del vino.
Tenga conto inoltre che la platea, in gran parte poco adusa ad assaggiare vini “sani”, ha pesantemente penalizzato quelli dai caratteri “naturali” più marcati.

E questo è accaduto per *tutti* e non solo per il suo vino: guardi ad esempio la prestazione del Timorasso di punta di Vigneti Massa, l’offerta massima è stata la metà di quella della sua Rebula, e quella media è stata UN TERZO del prezzo di mercato!!

Tenga conto che ho scelto la sua Rebula Quinto Quarto come esempio di vino eccellente nella *prorpia* fascia di prezzo, e che non ho potuto
inserire il suo blend bianco “Quinto Quarto”, che avevo come alternativa (forse più equilibrato), perché puntavo ad usare vini monovarietali, più facili da analizzare in un confronto alla cieca.

Quello che il mio meccanismo di degustazione punta a garantire a tutti i vini partecipanti, sono condizioni *relamente* eque e prive di preegiudizi (cosa che raramente accade nelle altre degustazioni, mi concederà!) e non un confronto tra i vini migliori di ciascuna azienda.

Infine la prego di tenere conto del fatto che io organizzo a mie spese queste degustazioni, acquistando i vini di tasca mia, spesso in perdita e solo per passione, per contribuire a diffondere i valori del vino e soprattutto quelli di chi riesce a fare grandi “piccoli vini” come li chiamava Soldati) a prezzi accettabili. Non pretendo alcun plauso, ma ritengo che l’aver scelto un suo vino – in queste condizioni – è, da parte mia, un attestato di stima e considerazione.

Il voto dei partecipanti è, ovviamente, un fenomeno che può non soddisfare le sue aspettative (come anche le mie!), ma che entrambi dobbiamo
accettare.

Detto questo, sarò lieto di invitarla – se vorrà – a partecipare nuovamente con altri suoi vini, ma tenga presente quanto sopra: conterà la prestazione in rapporto al prezzo, non quella assoluta. Valuteremo insieme quali altri vini usare, a seconda del tipo di evento, ma sarà per me un onore, se vorrà mandare i suoi vini a competere nelle mie degustazioni.

Mi permetta di chiudere con una nota personale: tra i “Quinto Quarto” amo moltissimo il Pinot Grigio, specie se fresco e magari il giorno dopo
l’apertura. E’ un vino semplice, ma “buono”, schietto e insospettatamente profondo e, sapendo quanto costa, una vera perla. Non ho potuto inserire nemmeno questo, invece della Rebula, perché – per il colore – sarebbe stato facilmente identificabile (ma non escludo di farlo in futuro, contro altri “rosati”).

Se queste sono le “500” lascio volentieri ad altri le “Ferrari”!

Mi scusi se mi sono dilungato, ma ci tenevo che comprendesse la situazione.

in attesa di rincontrarla a Roma,
scusandomi per il ritardo nella risposta,
le porgo i miei più cordiali saluti

con stima

Luca Missori

Ho voluto pubblicare ora questo carteggio, perché illustra molto bene un equivoco che vorrei provare a combattere: quello per cui esistano i vini “da degustazione”, e quelli che non lo sono.
Io non credo questo e penso che i “vini da degustazione” siano una pericolosa deriva che, in passato, ci ha regalato prodotti ipertrofici e poco bevibili.

Credo peraltro che chi ama, compra e beve vini, non sempre abbia queste categorie nella testa ad orchestrare il confronto, e penso che con un meccanismo di degustazione corretto, tutti i vini si possano assaggiare e confrontare tra loro.
Ovviamente il confronto, libero da questi schemi preconcetti, va poi riportato alle aspettative ragionevoli che i vini portano con sé, e che – a loro volta – dipendono dal prestigio, dal prezzo, dalla reputazione, dalla DOC di provenienza etc.

In fondo, sugli scaffali delle enoteche come nelle carte dei ristoranti, i vini sono tutti in competizione fra loro, senza “corsie” a dividerli, senza categorie operanti, e forse sarebbe bene che gli esperti e gli appassionati si rendessero conto che la maggior parte delle persone “vota” i vini quando li compra, e senza troppo riguardo per le nostre pur suddivisioni tassonomiche.

Nelle degustazioni che organizzo, in particolare in “Mercanti di Vino”, io provo a riprodurre queste condizioni, effettivamente singolari, in cui – per una volta – tutti i vini si confrontano con tutti gli altri, lealmente ma senza riguardi o rendite di posizione.

Ed è bello poterne parlare, e condividerne i risultati, anche con chi il vino lo fa, lo vende e ne decide il prezzo. Grazie Franco!

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