Mercanti di Vino II – conclusioni

[questo post conclude la disamina della degustazione MdV II del 17 gennaio, iniziata qui]

Ecco, intanto le tabelle riassuntive per Gradimento e Preferenza, per i relativi grafici si vedano i post precedenti  (i vini, anche qui, sono sempre in ordine di servizio):

e per la fase d’asta (dove “prezzo” è il prezzo di mercato del vino):

La prima cosa da registrare sono le medie molto alte di offerta sui vini:  l’atteso “collasso verso la media” c’è stato poco; forse perché, questa volta, per i partecipanti era molto difficile dedurre il prezzo medio dei vini dalle quote (grazie ad alcuni produttori che avevano gentilmente offerto il loro vino, solo parte di esso era stato acquistato), o forse perché il sapere il prezzo massimo del più costoso vino presente (50€) ha stranamente alzato le offerte, anziché abbassarle. Va sempre ricordato che le medie di spesa dipendono qui dalle propensioni individuali, e non dai prezzi di mercato dei vini.

Il Montiano di Falesco ed il Brunello de Il Marroneto sono stati in cima a tutte le valutazioni (gradimento, preferenza, totali delle offerte in asta, offerta massima). Sono stati raggiunti sul podio solo nell’offerta massima: 45€ per il Brunello, 40€ per Montiano e per il Rosso di Montepulciano (non male per un vino che costa un decimo del Brunello, ed un sesto del Merlot di Falesco).

Restando sulla testa della classifica, la valutazione il Merlot ha diviso di più i partecipanti rispetto al Brunello, come si verde dalla deviazione standard, ed è stato indicato più spesso come “primo” nella classifica di preferenza (e ciò è significativo). Il Brunello, in compenso, ha ottenuto una moda di offerta molto alta (20€) mentre il Montiano, il Dolcetto dei f.lli Mossio ed il Barbaresco che hanno avuto moda 15€.

Parlando di prestazioni nell’asta, è importante sottolineare come per vini di prezzo compreso tra 10 e 14 euro (il Chianti di Badia a Coltibuono, il Dolcetto d’Alba “Bricco Caramelli”), avere una variazione dell’offerta media sul prezzo di mercato di -1€ e -3€ (rispettivamente) sia una prestazione straordinaria! Chi non conosce i meccanismi della degustazione può facilmente sottovalutare questo aspetto.

Meno buona è stata qui la prestazione del Primitivo “Villa Santera” (che costando ancora meno ha ottenuto un -4) e del Pinot Nero di Borgogna (-10). Notevole invece la prova del Rosso di Montepulciano “Selciaia” di Fassati (+5) anche se, stante una certa attrazione verso la media dei prezzi, i vini di prezzo minore sono sempre un po’ avvantaggiati.

Mi ha stupito non vedere una migliore prestazione del Primitivo di De Castris che, in genere, alla cieca è un cliente difficile; e qui il mio cuore di pugliese sanguina un po’… ma sanguina Negroamaro, in effetti! :-)

Temo che il Barbaresco “Campo Quadro” di Punset, vino che personalmente prediligo, e che nelle annate buone può essere staordinario – questo lo era a mio giudizio, non solo sia stato un po’ “schiacciato” dai due vini precedenti (Merlot e Brunello), ma che, servito per ultimo, non abbia ricevuto la stessa attenzione, forse per ragioni di “stanchezza” degli assaggiatori.
I vini previsti, infatti, erano sette, ma per errore sono diventati otto: più di sette non credo si riescano a valutare seriamente, specie da persone non allenate. Errore mio.

Va ricordato che dato l’ordine di servizio casuale, non è possibile, in questa formula di degustazione, gestire la sequenza dei vini. In questo caso l’ordine non era neanche male, ma sicuramente il Barbaresco – servito prima – avrebbe avuto maggiore considerazione.

Chi ha vinto?

E’ la domanda che mi sento rivolgere da più parti, e comprensibilmente.

Se si guarda ai dati in sé, i primi tre: Montiano (Merlot), Madonna delle Grazie (Brunello) e Campo Quadro (Barbaresco) hanno avuto prestazioni eccellenti e continue in tutte le varie classifiche – gradimento, preferenza, totali di offerte per l’asta, offerta massima – i primi due alternandosi in testa, col Barbaresaco stabilmente terzo.

Se invece si considera i prezzi di mercato del vino e le conseguenti aspettative, la prospettiva – e la classifica – cambia totalmente.

Come mostrato qui, nell’offerta massima tutti i vini hanno avuto offerte superiori al loro prezzo, tranne il Brunello, che ha avuto comunque una offerta quasi uguale al proprio prezzo, pur essendo il vino più costoso. Persino nelle offerte medie, sempre qui, alcuni vini si sono avvicinati molto al loro prezzo di mercato e ciò è notevole se si considerà la libertà di tutti di offrire un “loro” prezzo deciso liberamente senza alcun limite minimo ed alla cieca. In entrambe queste graduatorie il Rosso di Montalcinio “Selciaia” di Fassetti ha avuto prestazioni sorprendenti, considerata la fascia di prezzo da cui proviene.

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