Lunedì scorso, 7 maggio, ho guidato una degustazione con la formula CPC, che ho deciso di chiamare d’ora in poi “il Certame“. Non è la prima degustazione di questo tipo che conduco, ma è la prima che faccio in pubblico.
In sei persone abbiamo assaggiato e votato sei vini, nell’enoteca “11″ di via Massaciuccoli, che ci ha gentilmente ospitato, e rifocillato dopo la prova.
I partecipanti hanno offerto la cena al giocatore “vincitore”, ovvero quello che ha portato la bottiglia migliore a giudizio dei presenti.
La formula di degustazione è piuttosto conviviale, nonostante sia una degustazione competitiva, permette a tutti di parlare durante la degustazione, e – sopratutto – permette a me di giocare con gli altri alla pari e senza patemi.
Il Certame realizza l’obiettivo di una degustazione alla cieca, in cui l’informazione dei giocatori sui vini è perfettamente simmetrica, perché tutti i giocatori sanno solo due cose:
- il prezzo massimo delle bottiglie presenti
- i dati di etichetta di una sola delle bottiglie presenti (la propria)
Nelle degustazioni alla cieca altrui cui ho partecipato, viceversa, chi aveva scelto i vini sapeva sempre più degli altri partecipanti, perché ne conosceva la lista.
Nel Certame si elimina del tutto l’eventuale pregiudizio favorevole sul proprio vino, grazie a due espedienti:
- nessuno sa qual’è il proprio vino, tra quelli serviti
- il voto per il proprio vino, consapevole o meno, non viene considerato per la classifica finale
si risolve così anche il caso in cui un giocatore riconosca alla cieca il proprio vino, e poi debba valutarlo: potrà farlo più serenamente, sapendo che la sua votazione non influirà sul risultato di quest’ultimo. Auto-valutare il vino che si è portato, conduce sempre a distorsioni nel giudizio (positive o negative) e comunque ad un certo imbarazzo… almeno nelle persone educate!
Nel post successivo il dettaglio sui vini assaggiati ed i risultati.
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