Madeira, o Vinho da Roda: seminario

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19 Aprile 2016 | Madeira, o Vinho da Roda: seminario

131715-004-DEB9F66AFinalmente tutto è pronto: superato l’Atlantico approderemo su un’isola remota, l’isola del legname, Madeira.

La degustazione è di nuovo un evento speciale ed è di nuovo un seminario di approfondimento, che condurremo insieme ad Emanuele Giannone.

Per la prima volta nella storia di WineMining dedichiamo una data ad un vino fortificato, e tra tutti quello forse più complesso, vario, affascinante, profondo.

Con la preziosa guida di Emanuele andremo a conoscere stili e territori dell’isola di Madeira, attraverso i suoi vini. Suoli vulcanici (ancora!), abbondanza di microclimi diversi, vini immortali e naviganti, una storia lunga, densissima e complessa.

I vini saranno otto e copriranno i vari stili del Madeira. Vini rari, alcuni, degustazione difficilmente ripetibile. Tutti gli stili varietali saranno quindi rappresentati.

La degustazione dei vini avverrà a vista, con i campioni ordinati. Per una volta ciò ci permette di dichiararli prima, i sette vini, portati da Emanuele apposta per questa degustazione che apriremo per la serata sono:

Barbeito Rainwater Reserva meio seco
Barbeito Sercial Reserva Velha (10 aa.)
Justino Verdelho Reserva Velha (10 aa.)
Blandy Bual Colheita 2002
Barbeito Malvasia Reserva (5 aa.)
Henriques and Henriques Single Harvest 1997
Jardim Fernandes - Faja dos Padres Malvasia Colheita 2001

questi sette saranno preceduti, per ragioni didattiche, da un ottavo madeira, reperito in invece in Italia a completare la batteria.

L’imperdibile appuntamento è fissato per martredì 19 aprile, 19:15 al ristorante La Regola, piazza S. Paolo alla Regola, 40, per quattordici fortunati assaggiatori.

 

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Montepulciano d’Abruzzo, una ricognizione – note di degustazione

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[ecco le note di assaggio, le valutazioni centesimali e le preferenze di Stefano Alei, per i vini della ricognizione sul Montepulciano d’Abruzzo – l.m.]

0. Masciarelli – Montepulciano d’Abruzzo 2014

Il vino è rubino con chiari riflessi violacei. Al naso, roteando il bicchiere, spiccano la ciliegia, la marasca sotto spirito e la prugna rossa. A bicchiere fermo, lasciandolo riposare un momento, emerge una nota minerale, salina che rimanda alla salamoia di alici. Al gusto è fresco, discretamente morbido con un tannino molto discreto; sapido. Mediamente lungo in bocca. (n.v.)

http://www.masciarelli.it/prodotti/linea-classica/cl-montepulciano-d-abruzzo

1. La Valentina – Montepulciano d’Abruzzo DOC riserva Spelt 2011

Nel bicchiere si presenta di un luminoso rubino, piuttosto carico, ma sempre con qualche lampo violaceo, nonostante i quattro anni di eta’ sulle spalle. Il panorama olfattivo è dominato dalla frutta rossa, dalla mineralità, che ricorda la cenere, le speziature, il sandalo e ancora una nota balsamica. Grande impatto in bocca, caldo, tannini gentili, e piu’ in evidenza rispetto al primo campione bevuto. E’ morbido, discretamente sapido e mediamente persistente. A bicchiere vuoto emergono dei sentori chiarissimi e piacevolissimi di caramello. (~88)

http://www.lavalentina.it/it/prodotti_vini_list.php?iXL=1

2. Torre dei Beati – Montepulciano d’Abruzzo DOC Cocciapazza 2012

Il colore e’ sempre di un rubino vivace, pur mantenendo dei riflessi porpora. In evidenza la speziatura e il colore, entrambi i più intensi tra quelli bevuti finora. I sentori fruttati, di frutta scura, confettura, si alternano alla mineralita’ tipica di camino spento. A bicchiere fermo emerge il profumo salmastro, ancora una volta rimanda alla colatura di alici. E’ caldo, morbido, piacevolmente fresco con un tannino raffinato. Tra quelli bevuti, risulta il piu’ sapido, con un conseguente allungo sulla persistenza. (~85)

http://www.torredeibeati.it/i-prodotti/

3. Barone Cornacchia – Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG Vizzarro 2010

Il colore è di un bel rubino carico, più intenso rispetto agli altri. Al naso stavolta il primo, netto riconscimento e’ per un’arancia rossa, la tipologia sanguinella, che ispira scatto e freschezza. Abbiamo poi il tipico fiammifero spento, delle note dolci, lievemente vanigliate e una gradevole nota vegetale. Assagiandolo sorprende per corpo e calore in bocca, il tannino è presente ma non invadente; comunque ben levigato. (~80)

http://www.baronecornacchia.it/prodotti/riserve/montepulciano-dabruzzo-docg-vizzarro/

4. Masciarelli – Montepulciano d’Abruzzo DOC Marina Cvetic 2011

Si presenta nel calice di un bel rosso rubino profondo, spicca una bella ciliegia fragrante, una nota dolce che ricorda il confetto, e poi il ricordo vegetale che rimanda all’erba secca e sfalciata. E’ caldo e sapido con tannini meno importanti degli altri vini. Perfetto equilibrio gustativo. Forse il migliore tra i vini bevuti finora. (~88)

http://www.masciarelli.it/prodotti/marina-cvetic/mc-montepulciano-d-abruzzo-doc

5. Illuminati – Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG riserva Zanna 2010

E’ un bel rosso rubino profondo quello che si vede, sebbene qualche screziatura purpurea sia presente. E’ un naso di grande complessità: la frutta rossa, l’arancia sanguinella, la mineralità della cenere, il balsamico delle foglie di eucalipto, il floreale della lavanda, della rosa rossa e della viola; per finire il sandalo. Grande naso e altrettanto ottimo assaggio, caldo e avvolgente, piacevolmente sapido. I tannini, vellutati, sono perfettamente integrati e gradevoli. Spicca tra tutti per la grande lunghezza. (~88)

http://www.illuminativini.com/it/vini/rossi/zanna.cfm

6. Cataldi Madonna – Montepulciano d’Abruzzo DOC Malandrino 2013

E’ il vino con il colore più trasparente, rubino più scarico rispetto a tutti gli altri. In rilievo al naso una vena erbacea, poi frutta rossa come arancia e ribes rosso. E’ un frutto più “chiaro” rispetto a quelli degli altri campioni. E’ piacevole, fresco, scattante, quasi scalpitante rispetto ai precedenti assaggi. Piacevole. (~85)

http://www.cataldimadonna.com/it/vino/

Preferenza personale:

1 – Spelt Montepulciano d’Abruzzo DOC Riserva 2011  - Fattoria La Valentina
5 – Zanna Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane D.O.C.G. riserva 2010 - Illuminati
4 – Marina Cvetic Montepulciano d’Abruzzo DOC 2011 - Masciarelli
2 – Cocciapazza Montepulciano d’Abruzzo DOC 2012 - Torre dei Beati
6 – Malandrino Montepulciano d’Abruzzo DOC 2013 - Cataldi Madonna
3 – Vizzarro Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG 2010 - Barone Cornacchia

Miglior rapporto qualità/prezzo il vino di ingresso di Masciarelli: Montepulciano Masciarelli 2014.

Stefano Alei

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Il giallo e il nero, aglianico: seminario

Il giallo e il nero: Aglianico del Vulture, confronto di vigneti e suoli insieme a Viviana Malafarina e Sara Ronca.

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Per far posto ad una degustazione speciale, la degustazione ordinaria, una ricognizione, slitterà a Marzo. Il tema invece questa volta saranno le diverse espressioni di cinque vigneti di Aglianico lucano, da suoli differenti (di qui il titolo) nel comune di Barile, assaggiati in campioni da vasca e commentati insieme alla loro artefice.

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Barile – Vigna di Mezzo

Una possibilità rara di osservare in condizioni ottimali come il medesimo vitigno, anche in situazioni estremamente simili, possa esprimersi in modo diverso se coltivato in luoghi differenti; la scala e le ragioni delle differenze; un’ipotesi sulla causa principale di tali differenze, verificata nei bicchieri, come sempre.

L’occasione è ghiotta sia per chi ama l’Aglianico, e sia per chi ama verificare concretamente le ipotesi correnti sugli effetti dei suoli vulcanici nei vini, cui da tempo a WineMining ci dedichiamo, col preziosissimo contributo della nostra vulcanologa preferita.

Sei i campioni in assaggio, più una bonus track finale, quattordici i posti disponibili.

Martedì, 23 Febbraio, 19:15, al ristorante La Regola, piazza S. Paolo alla Regola, 40.

Per informazioni: degustazioni@winemining.org.

PS: l’autore di questo post si scusa con il signor Beyle, milanese, per la parafrasi. A sua discolpa può solo dire che, come già noto, “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

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Montepulciano d’Abruzzo, una ricognizione – risultati 2

[segue da qui]

Fin qui si è detto delle valutazioni di gradimento e preferenza espresse dai partecipanti e riassunte nel modo consueto: quanto i vini sono stati graditi (in assoluto) e come sono stati ordinati per preferenza (in termini relativi).

L’altro aspetto che trovo interessante estrarre dai dati di una degustazione è il come ciò sia avvenuto. Infatti – e come già detto qui – i singoli punteggi di preferenza totale contengono, e nascondono!, diversi gradi di accordo, quasi mai omogenei tra loro. Questa è una informazione molto eloquente sulla esperienza collettiva della qualità percepita dei vini assaggiati, che merita di essere ricavata.

Richiamo prima, per comodità di lettura, la tavola dei risultati della serata:

e l’istogramma delle preferenze totali:

date queste valutazioni, il grado di accordo contenuto in ciascuna è stato il seguente:

Come si può vedere nel dettaglio, il vino la cui valutazione è stata espressa con il massimo accordo è stato il Vizzarro di Barone Cornacchia, giunto ultimo nel ranking delle preferenze (e con un accordo elevatissimo il 69%); il vino invece più “divisivo”, quello che ha letteralmente spaccato in due le valutazioni individuali dei partecipanti è stato il Malandrino di Cataldi Madonna, giunto invece quarto. I primi tre hanno invece un accordo piuttosto elevato e crescente.

La degustazione quindi ha visto un andamento discendente dell’accordo al salire della preferenza totale ottenuta, con la sola eccezione del Malandrino. Nel complesso tutti gli altri valori di accordo sono stati quindi tutti piuttosto elevati (tutti di molto oltre il 33%), con solo uno che ha superato la soglia del 50%.

Per sintetizzare in un’unica immagine tutto questo, e visualizzarlo, ecco le valutazioni di preferenza e realtivo accordo, combinate, nel diagramma accordo/preferenza:

come si vede, in questa ultima degustazione l’accordo ha avuto un andamento discendente e continuo – dagli ultimi preferiti ai primi preferiti – con l’unica eccezione del Malandrino.

Detto altrimenti ciò significa che l’accordo raggiunto dai partecipanti sulla valutazione di quale fosse il vino che preferivano meno, è stato molto maggiore rispetto all’accordo risultante dalla valutazione del vino che preferivano maggiormente (69% contro 41%, rispettivamente).

Nel chiudere queste note sugli esiti di questa ricognizione voglio ringraziare di nuovo Paolo Trimani, senza il cui prezioso consulto questa degustazione non sarebbe stata possibile.

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Montepulciano d’Abruzzo, una ricognizione – risultati

La ricognizione si è svolta alla cieca, con ordine dei vini sorteggiato al momento dai presenti, ad esclusione del vino di apertura. I vini serviti sono stati sette in totale, mentre i vini valutati soltanto sei. Quattordici i partecipanti.

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I vini scelti per la serata erano:

nella ormai consueta configurazione 6+1 delle ricognizioni, con il vino di apertura escluso poi dalla valutazione.

Le medie del gradimento individuale hanno condotto a valori totali compresi tra “good+” e “great!“, risultato notevole trattandosi appunto di valutazioni medie. Se si aggiunge che alla cieca le valutazioni tendono ad essere in generale più basse, si può comprendere come la qualità percepita sia stata estremamente elevata anche in questa degustazione.

Per avere un’idea sintetica della qualità dei vini scelti nella percezione dei partecipanti, la media complessiva su tutti i vini nelle valutazioni di gradimento è pari ad un valore di “great!-“:

naturalmente questo dato è interessante solo nel confronto con quelli delle precedenti degustazioni, dipendendo troppo dal metro di giudizio individuale.
Fin qui le valutazioni assolute (i.e. gradimento).

Passando ora alle più significative valutazioni relative, quelle di preferenza, il responso che hanno prodotto, sommate tra loro, è stato il seguente:

come si vede il risultato complessivo ottenuto è stato piuttosto netto, coi vini ben distanziati tra loro (vini qui presentati in ordine di servizio).

Il ranking di preferenza risultante è quindi questo:

Un vino, lo Spelt di La Valentina, ha superato la soglia del 75% della preferenza complessiva, mentre tre sono andati oltre il 50% (oltre allo Spelt, il Zanna di Illuminati ed il Cocciapazza di Torre dei Beati). Le prime tre posizioni sono state piuttosto nette, nettissima la prima. Va rilevato che il vino piazzatosi primo, lo Spelt è stato anche il primo ad essere servito della batteria in valutazione (e questo accade piuttosto raramente).

Un quandro più completo della serata può essere ottenuto osservando una ulteriore informazione, il piazzamento primo/ultimo nelle valutazioni individuali (che qui indicato, come sempre, nella colonna tra Preferenza e Gradimento):

il vino arrivato primo nella preferenza collettiva, lo Spelt, è stato indicato come primo nella preferenza individuale da sei partecipanti su quattordici, e come ultimo da nessuno. Il secondo ed il terzo invece, Zanna e Cocciapazza, da due partecipanti sono stati indicati primi, e da nessuno ultimi. All’estremo opposto si colloca il Vizzaro, che ottiene sei valutazioni di “ultimo preferito” e nessuna come “primo preferito”.
Interessante è notare come invece il Malandrino abbia diviso le valutazioni dei partecipanti, ricevendo sia quattro “primo preferito” e sia altrettanti “ultimo preferito”.

[segue qui]

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Montepulciano d’Abruzzo, una ricognizione

Montepulciano

Montepulciano

 

Il 2016 di WineMining comincia con un’ampia ricognizione dedicata al Montepulciano d’Abruzzo.

Sei i vini esemplari, più la consueta overture, a rappresentare i diversi territori dell’ampio areale della denominazione, le diverse interpretazioni stilistiche, la storia, e le raggiunte eccellenze della più importante realtà orientale a bacca rossa della penisola.

Il modello di degustazione sarà quello abituale della ricognizione, con assaggio alla cieca dei campioni, in ordine casuale.

L’appuntamento è per martedì, 26 Gennaio, 19:15, al ristorante La Regola, che anche quest’anno gentilmente ci ospiterà. I posti disponibili sono quattordici, sette i vini in degustazione.

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Il Sangiovese a Montalcino: il Brunello, la storia – note di degustazione 2


[E con queste note di Alice, sulla seconda parte dedicata ai Brunello, si conclude la ricca rassegna di impressioni individuali, sui vini del ciclo dedicato al sangiovese in terre ilcinesi.]

1. Tiezzi Poggio Cerrino, 2006
Sfondo balsamico di anice e anisetta, acidità agrumata. Erbe amare come timo, maggiorana. Infuso di radici e china. Disponibile e gentile sotto il velo duro, ma non genuflesso. Si concede piano piano come se, una volta entrato in un ambiente caldo, abbandonata la strada fredda, si sciogliesse e trovasse il suo spazio.

2. Sanlorenzo Bramante, 2005
Equilibrato, solare, incede sicuro. Frutto piccolo rosso croccante e fresco. Snello e fine ma con i muscoli al punto giusto. Ricorda un ideogramma giapponese, eseguito con pennellino a punta finissima.

3. Sanlorenzo Bramante, 2003
Polposo e carnoso già al naso. Frutto maturo e frutta secca, farina di castagne e selvaggina. Il “fil di ferro” dell’alcool è quasi visibile. Esplosione d’energia, succoso.

4. Lisini Ugolaia, 2004
Prugna, ribes nero. Delicata ma persistente la componente floreale di Viola. Bello e coinvolgente il contrasto/richiamo con il sottofondo di ferro e di sangue. Convivono le due anime, quella selvaggia e quella gentile. Molto vivo in bocca, calore che arriva a ondate. La sensazione è quella d’averlo disturbato. Per questo resta cupo, chiuso e un po’ arrabbiato. Ma è d’animo nobile e, seppure senza dilungarsi, accetta una breve e intensa intervista.

5. Biondi Santi, 2007
All’accoglienza c’è qualcosa di “fluviale”, di erba bagnata, di animale. Acido, fresco, agrumato in bocca. Dopo arriva il sale. Gestisce con eleganza e sussurrando i movimenti, cangiante in velocità e in intensità, un calore piacevole sul fondo, che non appesantisce il volteggio dei sentori.

6. Stella di Campalto, 2008
Uvaspina, fiori di campo, naso dolce. Poi cola e karkadè. Frutta, freschezza e leggerezza. Penetrante la lavanda. Fa pensare a gioventù e freschezza. Già aperto e leggibile, chiaro senza essere prevedibile. La faccia illuminata della luna.

Alice

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Il Sangiovese a Montalcino: il Brunello, la storia – note di degustazione

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– le sei bottiglie della serata, più la bonus track finale -

 

1. Tiezzi Poggio Cerrino, 2006
Il naso è caratterizzato da una progressione cadenzata di sentori fragranti di frutta rossa, balsamicità ematica, arancia sanguinella, tabacco mentolato.
In bocca è sapido, pulito, integro, elegante. 89/100

2. Sanlorenzo Bramante, 2005
Al naso si presenta piuttosto austero con richiami di chiodi di garofano, cannella e ciliegia sotto spirito.
Al sorso emerge una piacevole tattilità sapida avvolta da un tannino aggraziato. 88/100

3. Sanlorenzo Bramante, 2003
Naso di felce, erba tagliata, infuso di erbe aromatiche, oliva nera disidratata e tabacco combusto con una leggera pungenza alcolica.
In bocca ha una sapidità ematica e tannino leggermente polveroso. 86/100

4. Lisini Ugolaia, 2004
Mi accoglie giocando a nascondino: alterna momenti di generosità esuberante ad altri di estrema austerità olfattiva. Superata la fase bipolare regala un naso bellissimo: frutta rossa scura croccante, spezie orientali, eucalipto. terra rossa ed erbe aromatiche.
In bocca è elegante e suadente, mantiene tutte le belle promesse olfattive. 91/100

5. Biondi Santi, 2007
Terra bagnata, sottobosco, pomodoro concentrato, succo di melograno e sale caldo.
Si concede al sorso con elegante understatement. 90/100

6. Stella di Campalto, 2008
Cera, Canfora, Eucalipto. Incede con note di frutta rossa matura.
In bocca regala un sorso pieno di freschezza e ampio, generoso. Chiude una nota minerale fine e una leggera sensazione asciugante. 92/100

Daniele D’Ercole

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Il Sangiovese a Montalcino: il Brunello, la zonazione – note di degustazione 2

[Le incomparabili note di degustazione di Alice, redatte su due diversi registri: pubblico e privato. Riconducono molto bene ad unità le due diverse esperienze che un degustatore affronta in assaggio: analitica ed emotiva. – Le annate tutte 2010]

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Imparare giocando. Era il commercial-rivoluzionario tormentone degli anni Ottanta di una, allora, nota casa produttrice di giochi per bambini, che insieme ai mobili di Nonno Ugo e al Cuore di Panna, infondeva ottimismo, in effetti più nei genitori degli allievi che negli allievi stessi. Oggi noi scolaretti di allora siamo cresciuti e studiamo quello che ci va e che ci piace. Forse adesso cogliamo il vero senso di quello spot che allora non ci convinceva poi tanto. Insomma, in situazioni fortunate, imparare può davvero significare giocare ed esplorare, per la gioia dei pedagoghi illuminati che lo sostengono da–quel–dì e con buona pace del Korpo Docenti del Battaglione Rottermaier.

Càpita, dunque, di trovarsi a salire su un trenino da city-tour e fare quattro passi per le zone di Montalcino. Il clima è festoso e rilassato, tuttavia non si tratta di andare a zonzo. Si va verso una mèta. Si prova a trovare le differenze nei sei bicchieri, senza pretese di verità assolute (suvvia, mica c’è il Sacro Graal!), sapendo che i liquidi in essi contenuti provengono da aree, terreni e mani diverse. O forse si cercherà piuttosto il filo rosso che li unisce nelle loro diversità? Comunque lo si guardi, il pallone è rotondo ed è a disposizione per chiunque abbia voglia di tirare due calci.

Le note pubbliche/ le note privé:

1. Fattoria dei Barbi Vigna del Fiore
Peonie e gerani e animale e sangue sullo sfondo. Sale, una punta d’agrume, pompelmo rosa. Retrolfatto e lunghezza gonfi di calore, che tuttavia esplode dopo. /
Sussurra, sbuffa, progredisce a ritmo cadenzato ma senza perdere la grazia. E’ un passo deciso ma mai marziale. Sfondo rosso sanguigno, calore che arriva in fondo, come a imprimere con il marchio di fuoco l’esperienza vissuta.

Tiezzi Poggio Cerrino
Spezie dolci, radici di liquirizia, cannella, ferro, naso scuro, di cenere. Tannini croccanti e graffianti ma perfettamente integrati all’acidità che rende il vino vivo e vivace. /
La verve. Energia che non vuole essere contenuta fra le quattro mura del vetro. Chiudere in una scatola il miglior maratoneta e tenerlo rannicchiato e costretto. Poi scoperchiarlo e dirgli “vai!”. Un momento di disorientamento, poi lo stretching, poi va e, se è il miglior maratoneta, come va!

Caprili
Primo impatto di dolcezza che lentamente prende la forma della salamoia, dell’acqua delle olive, delle alici. Arancia amara, una punta di china. La bocca è esplosiva, gustosa, quasi mangiabile, salata. Purtroppo il legno è una presenza che appesantisce un po’ la struttura altrimenti snella del vino. /
Si incurva sotto il peso del legno e questo peso sulla schiena lo costringe a percorrere la bocca a salti e singhiozzi, disorientando il palato. E’ ancora giovane, si libererà del sacco sulle spalle non appena avrà trovato l’angolo buono per disfarsene.

Salicutti Il Piaggione
La bellezza. Naso fine, salino, di ciliegia spigolosa, frutta secca. Bocca solare, generosa, aspersa d’incenso, chiama al riassaggio, bacche rosse e ribes. Tutti i sentori definiti, si presentano uno dietro l’altro come a palesarsi sul palcoscenico senza confondersi, perché ognuno è protagonista. Poi si stringono le mani e si confondono in un inchino condiviso. /
Se è bello come un blocco di marmo da cui lentamente e sotto l’abile scalpello esce la vita sotto forma di nervi e vene, quello che impressiona è la chiusura: un colpo di tacco, un casqué. Sembra che se ne vada, ma poi torna, e concede, generoso, tutti i bis richiesti. Anche dopo un’ora nel bicchiere, da professionista vero.

Il Poggione
Scuro di frutta matura e cacao. Brucia un po’ il naso. Poi fogliame e brughiera, di bosco sul mare. Bocca molto salata, di alloro e di mirto. Di cardi e ortica. Mediterraneo. /
Verde bottiglia, verde scuro, verde bosco, verde oliva. Tuttavia affatto “verde”, se per verde si intende immaturo, giovane e crudo. E’ verde senza esserlo. E’ di tessuto mimetico. Con chiazze rosso acceso.

Il Marroneto
Grafite, radice di liquirizia, cola, mirtillo, spezie dolci e erba fresca. Tannini che ci tengono a non passare in secondo piano. Equilibrato in questa graziosità di freschezze e dolcezze e nella fragrante croccantezza della spina dorsale. /
La convivenza dei due volti della stessa anima. E’, sì, possibile essere decisi e accomodanti, severi e generosi, duri e disponibili. Non si perde in coerenza né si risulta ridicoli. Vale anche per il vino.

 

Alice

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Il Sangiovese a Montalcino: il Brunello, la zonazione – note di degustazione

[Ecco le note e le valutazioni centesimali di Daniele D’Ercole, sulla prima delle due serate dedicate al Brunello – nota: i vini sono tutti dell’annata 2010.]

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1. Fattoria dei Barbi Vigna del Fiore
Apre su note di geranio, metallo caldo e procede con netti sentori di legna arsa e pepe bianco.
In bocca segue balsamico in una trama tannica aggraziata e ben definita. La progressione gustativa è esaltata da note di the caldo in retrolfatto. 91/100

2. Tiezzi Poggio Cerrino
Carne cruda, erba umida di sottobosco e terra scura. Entra freschissimo ma
bilanciato. Vino gourmand, lascia una nota erbacea piacevole.
Riassaggiato a fine degustazione appare stanco, asciugato della freschezza
(??). Senza Voto

3. Caprili
Spezie dolci, pop corn dolce, sale, conserva di pomodoro ancora calda. Naso
non perfetto, un po’ sgraziato.
In bocca colpisce il tannino un po’ polveroso. Lascia un ricordo ematico che va via troppo rapidamente. 84/100

4. Salicutti Il Piaggione
Ciliegia matura, legno di balsa, incenso, erbe officinali, erbe vietate.
Tutto nettamente definito e in progressione precisa e netta.
In bocca mantiene le promesse lasciando una traccia di sale e arancia
sanguinella che invita ad un nuovo sorso. 93/100

5. Il Poggione
Il più mediterraneo della batteria. Apre con mirto, scoglio bagnato e
frutta scura croccante.
In bocca è coerente ma chiede ancora tempo. 89/100

6. Il Marroneto
Geranio, conifera, balsamicità di ginepro. Mi rimanda a qualche ricordo
bolgherese per le note vegetali.
Anche qui la gioventù si sente. 88/100

Daniele D’Ercole

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